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  • "Il doppio gioco della Turchia" di Luca Rosini - Virus, Rai 2 - 12 dicembre 2015

    A Dicembre stato a Diyarbakir e sul confine per aiutare il giornalista di Virus, Luca Rosini a realizzare questo servizio sul conflitto tra esercito turco e militanti curdi nel sud-est del Paese e i traffici sulla porosa frontiera tra Turchia e Siria. Questo il frutto del nostro lavoro. Le riprese sono del cameraman Italo Rondinella:

  • IL MIO LIVEBLOG SULLE ELEZIONI DEL 7 GIUGNO

  • Sinistra radicale e curdi sperano nell’effetto Syriza

    (Alberto Tetta - Askanews) Galvanizzato dalla vittoria elettorale di Alexis Tsipras, il Partito democratico dei popoli (Hdp) spera che l’effetto Syriza arrivi anche in Turchia. “L’Hdp ha iniziato il suo cammino verso il governo proprio come Syriza” ha dichiarato il co-segretario del partito Selahattin Demirtas, in un’intervista pubblicata dal quotidiano curdo Ozgur Gundem. La coalizione tra autonomisti curdi e sinistra radicale, mira a superare l’alta soglia di sbarramento elettorale, fissata in Turchia al 10%, e si candida a diventare il principale movimento d’opposizione al Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) del presidente Recep Tayyip Erdogan dopo le elezioni del 7 giugno.

     

    Il successo della sinistra greca non è passata inosservata in Turchia. I principali quotidiani hanno messo in prima pagina la vittoria di Syriza. “Al potere il ragazzo ribelle” titola il quotidiano Hurriyet, “Sinistra radicale al governo” scrive Milliyet e per Cumhurriyet, giornale del principale partito d’opposizione in Grecia: “la speranza ha scritto la storia”. “Intendiamo lavorare con la Grecia per riddure i conflitti e riprendere le trattative su Cipro e Syriza condivide quest’opinione” ha dichiarato, dal canto suo, oggi il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, in una conferenza stampa con l’omologo ungherese Peter Szijjarto.

     

    Il primo a congratularsi con il neo-premier Tsipras, però, è stato il segretario dell’Hdp Demirtas con un messaggio su twitter ieri notte, in turco e in greco. Il partito è nato nel 2012 dall’accordo tra il pro-curdo Partito della democrazia e della pace (Bdp), vicino ai guerriglieri autonomisti del Pkk, molti piccoli partiti della sinistra radicale turca e gruppi femministi, ecologisti e Lgbt, oltre che diverse organizzazioni delle minoranze etnico-religiose turche come armeni e aleviti.

     

    Il giovane partito che si è presentato solo nelle zone non a maggioranza curda per lasciare spazio agli alleati del Bdp, ha raccolto meno del 2% dei consensi alle amministrative del marzo 2014, per balzare al 9,7% alle presidenziali del 10 agosto e ora punta a superare il 10% alle politiche del 7 giugno e ora spera di ripetere l’exploit di Syriza.

     

    “Non possiamo chiaramente dire che la situazione in Turchia, Spagna e Grecia è sovrapponibile, ma hanno in comune con la Turchia una situazione di forte stallo – spiega Demirtas su Ozgur Gundem – Una seria crisi economica pesa sulle istanze di maggiore democrazia e libertà.

    In Spagna e in Grecia la gente ha perso fiducia per i partiti politici che si ispirano al sistema neoliberista. (Syriza e Podemos) hanno capito che era necessario marciare uniti (ad altre forze) per arrivare al governo. In questo sono simili all’Hdp che è riuscito a mettere insieme molti gruppi che lottano, senza dimenticare il suo passato.”

    La sinistra curda in passato, aveva presentato candidati indipendenti per aggirare l’alta soglia di sbarramento elettorale turca, ma questa volta ha annunciato che si presenterà alle elezioni come partito, correndo anche il rischio di rimanere fuori dal parlamento. Una paura che potrebbe spingere la parte dell’elettorato curdo più conservatore che ha votato Erdogan alle presidenziali a sostenere l’Hdp perché le istanze della comunità non rimangano fuori dal parlamento. Per superare la soglia di sbarramento, l’Hdp spera di raccogliere anche i voti dei turchi liberali e di sinistra, scesi in piazza nell’estate del 2013 in tutto il Paese, contro la demolizione del parco Gezi, e delusi dalla debole opposizione del Chp, il movimento creato dal fondatore della Repubblica di Turchia Mustafa Kemal Ataturk negli anni ’20, da sempre punto di riferimento della élite turca.

     

    Se riuscirà a ottenere il 10% dei consensi, i pro-curdi potrebbero conquistare decine di parlamentare nel’sud-est a maggioranza curda scompigliando i piani di Erdogan. L’Akp vuole cambiare la costituzione per dare maggiori poteri al capo dello Stato, ma non dispone dei 330 parlamentari necessari a riformare la costituzione in senso presidenzialista e mira, quindi, ad allargare il suo gruppo parlamentare vincendo con oltre il 55% dei voti le politiche del 7 giugno per poi cambiare la Carta.

     

    Secondo gli analisti turchi con tutta probabilità l’Akp si confermerà di nuovo come primo partito, ma se l’Hdp supererà la soglia di sbarramento, potrebbe conquistare decine di parlamentare nel sud-est a maggioranza curda a scapito dell’Akp che non riuscirebbe così ad eleggere i 330 deputati necessari a fare approvare la riforma presidenzialista.

  • Grecia, in migliaia ad Atene per sostenere il governo Tsipras

    (di Alberto Tetta, per Askanews) Ad Atene, in una gremita piazza Syntagma in migliaia (15mila secondo la polizia) hanno sfidato il freddo e la neve per mostrare supporto al governo del neo-premier Alexis Tsipras. "Fermate l'austerità, sostenete la Grecia, cambiamo l'Europa" c'è scritto sul grande striscione che da questa sera campeggia davanti all'entrata del parlamento.

    A fianco delle bandiere rosse di Syriza, dei sindacati e le altre organizzazioni della sinistra sventolano anche centinaia di bandiere greche. "Noi abbiamo votato Syriza, ma qui c'è gente di tutti i partiti, è una manifestazione di tutto il popolo greco e davanti a una situazione di crisi come questa, l'unità che c'è oggi in piazza è importantissima" spiega Georgios, un giovane ingegnere ateniese.

    Una manifestazione di unità, ma anche di grande orgoglio quella di piazza Syntagma: "Vogliamo mandare un messaggio alla Troika, popolo greco deve essere rispettato. Vogliamo essere noi a governare il nostro paese, senza interferenze esterne, non la signora Merkel o i burocrati di Bruxelles" spiega Polyxene: "Siamo qui per sostenere Tsipras e lo faremo fino alla fine".

    "Se la Grecia farà il primo passo e riuscirà a spingere l'Europa a rivedere il piano che ha strangolato noi, allora anche altri paesi con problemi economici, come Spagna e Italia ci seguiranno" dice Dora, una parrucchiera di 32 anni che appena chiuso il negozio è corsa alla manifestazione con un amica: "Speriamo nell'opera del governo e in particolare nel ministro delle finanze Yanis Varoufakis".

    Spetterà proprio a Varoufakis, a Bruxelles per la riunione dell'Eurogruppo, convincere l'Ue a concedere alla Grecia un nuovo "prestito ponte" per rinegoziare il piano di tagli imposto dalla Troika che ha causato, secondo il governo greco una "crisi umanitaria interna".

    Una dura trattativa in cui il governo greco gode per ora, tuttavia, di grande appoggio in patria come hanno dimostrato le manifestazioni di oggi non solo ad Atene, ma anche a Salonicco, Patrasso e decine di altre città greche. E secondo un sondaggio dell'istituto Alco, pubblicato ieri dal quotidiano greco Kathimerini, il 75% dei greci sostiene il governo nel negoziato sul debito con l'Ue e il 65% il programma del neo-premier Tsipras.

    E' da cinque anni che Michaelis partecipa alle proteste contro la Troika ad Atene, ma oggi è diverso: "E' la prima volta dopo anni che si manifesta a favore del governo, per spingerlo a rispettare le promesse fatte ai giovani e ai lavoratori".

    "Ho lavorato per 25 anni come insegnante, una volta guadagnavo circa 1400 euro al mese, ma dopo la crisi mi hanno tagliato lo stipendio di un terzo" racconta Michaelis che ora spera in Tsipras: "La nostra situazione forse è peggiore, ma non siamo i soli in difficoltà. Non stiamo manifestando solo per la Grecia, ma anche per i cittadini degli altri paesi europei, in particolare Portogallo, Italia e Spagna.

  • La talpa Fuat Avni, anticipa il blitz della polizia contro i giornalisti anti-Erdogan in Turchia

    (Alberto Tetta - Askanews) Lo scontro tra la potente confraternita musulmana guidata dall'imam turco Fethullah Gulen e il presidente Recep Tayyip Erdogan è tornato a incendiare la Turchia. E' stata la pubblicazione della notizia di un'imminente operazione di polizia contro giornalisti, uomini d'affari e poliziotti vicini al famoso predicatore, questa volta, a scatenare le proteste dei sostenitori della confraternita.

    Le indiscrezioni sono apparse sul profilo twitter del misterioso utente Fuat Avni, dietro cui, secondo i media turchi si nasconderebbe una talpa molto ben informata infiltrata nel governo. "Anche se non hanno preso una decisione definitiva, l'equipe incaricata dell'operazione è stata inviata nelle case (degli indagati)" ha scritto Avni nella notte.

    Al nuovo messaggio, retwittato da più di 6.000 utenti, ne sono seguiti altri per annunciare che sarebbero scattate le manette per 400 persone, compresi 150 giornalisti. La notizia, ripresa dai giornali e televisioni sia in Turchia che all'estero, ha scatenato le proteste di centinaia di persone che hanno manifestato giovedì notte contro il paventato blitz davanti alle redazioni del quotidiano pro-Gulen Zaman e la questura di Istanbul.

    Le rivelazioni di Fuat Avni non sono state prese sul serio solo dai manifestanti pro-Gulen, ma anche dal vice-premier Bulent Arinc, seppure in altro modo. "Non dobbiamo prendere per vero tutto quello che viene pubblicato su twitter - ha detto il politico ieri - ma visto che vengono fatti i nomi dei poliziotti che condurranno l'operazione secondo me è un fatto che va preso seriamente. I tweet menzionati, sono sia seri che preoccupanti".

     

    Erdogan, lo scorso anno, ha dichiarato guerra a Gulen, uno dei suoi più importanti sostenitori in passato, accusandolo di aver creato uno "Stato parallelo" composto da poliziotti e giudici vicini al suo movimento. Per ridimensionare il ruolo della confraternita, l'Akp ha approvato norme per garantire al governo maggiore controllo sugli organi dello stato. Nella campagna anti-Gulen centinaia di agenti e magistrati sono stati rimossi. Una sorte toccata anche ai pm di punta della maxi inchiesta corruzione che ha fatto tremare il governo a dicembre.

    Le ultime previsioni di Fuat Avni, che a ottobre aveva dato notizia di un blitz contro agenti vicini a Gulen poi realmente avvenuto, questa volta non si sono avverate. Gli agenti sono stati fermati dopo che l'operazione è diventata di pubblico domanio, si è difeso su twitter il misterioso utente. Ma lo scontro tra la confraternita e il governo è destinato farsi presto ancora più acceso come ha lasciato intendere oggi Erdogan.

     

    "Presto sentirete nuove cose incredibili - ha annunciato il presidente della repubblica durante una conferenza stampa venerdì a Istanbul - Siamo venuti a conoscenza di omicidi rimasti senza colpevoli di cui sono responsabili", ha detto Erdogan, facendo riferimento alla confraternita di Gulen.

  • Siria, le condizioni della Turchia per entrare nel fronte anti-Isis (TM News - Alberto Tetta, 25/09/2014)

    Istanbul, 25 set. (TMNews, Alberto Tetta) - La Turchia è disposta a unirsi al fronte anti-Isis solo se gli Stati uniti daranno il loro ok alla creazione di una "zona di sicurezza" lungo il suo confine con la Siria per assistere i rifugiati e impedire all'aviazione di Assad di bombardare le postazioni dei ribelli dell'Esercito siriano libero (Esl), secondo le indiscrezioni apparse oggi sulla stampa turca. Sarebbe questa la condizione posta dal presidente Recep Tayyp Erdogan alla partecipazione della Turchia alle operazioni militari contro i jihadisti in Siria e Iraq, promessa dallo stesso Erdogan martedì sera a New York, dove si trova per l’assemblea dell'Onu.

    La comunità internazionale, ha lamentato Erdogan all'Onu stanotte, non sta facendo abbastanza per impedire ai combattenti stranieri di entrare in Siria per unirsi allo Stato islamico (Isis) e la Turchia non può farcela da sola ha denunciato ieri il capo dello Stato turco.

    In due diversi interventi ieri Erdogan ha dichiarato che, nonostante le accuse apparse sulla stampa internazionale, la Turchia sta ricoprendo un ruolo di primo piano nella lotta contro il terrorismo senza l'aiuto del resto del mondo: "Possiamo fermare questo flusso di terroristi stranieri solo se i nostri partner che ci chiedono di collaborare, collaborino a loro volta" ha detto Erdogan nella notte nel corso della riunione del Consiglio di sicurezza presieduta dal presidente americano Barak Obama che ha approvato all'unanimità una risoluzione in cui si invitano i paesi membri ad attivarsi per impedire ai combattenti stranieri di entrare in Siria.

    Sono più di 12 mila gli stranieri che combattono nelle fila dell'Isis secondo l'intelligence americana, più di un terzo dei militanti dell'organizzazione. La Turchia è stata più volte accusata dai media internazionali come il New york times e il Newsweek oltre che dai curdi che stanno combattendo contro l'Isis in Siria di aver permesso a migliaia di militanti anti-regime di varcare il suo confine meridionale per combattere contro Assad.
    Ma secondo Erdogan Ankara sta facendo tutto il possibile per fermare i combattenti islamisti: "Abbiamo impedito di entrare a circa 6.300 persone, ne abbiamo espulse circa mille e abbiamo creato gruppi di analisi del rischio negli aeroporti" ha detto il presidente turco.

    Ankara ora è disponibile a andare ben oltre il controllo del confine, partecipando direttamente alle operazioni militari contro lo Stato islamico. Dietro il cambio di linea rispetto alle ultime settimane la liberazione dei 46 diplomatici turchi rapiti dall'Isis a giugno dopo la conquista da parte dei jihadisti della città irachena di Mosul la scorsa settimana. "Continueremo a fare il nostro dovere nella lotta contro il terrorismo qualsiasi cosa implichi" ha dichiarato Erdogan martedì lasciando la porta aperta a un intervento militare della Turchia a fianco della coalizione anti-Isis.

    Il governo turco, però, che ospita già più di un milione e mezzo di rifugiati siriani e deve far fronte in questi giorni a una nuova ondata di centinaia di migliaia di profughi in fuga dagli scontri tra jihadisti e autonomisti del Partito di unione democratica (Pyd), il braccio siriano del Pkk, che controllano il nord-est a maggioranza curda da oltre due anni, vuole la creazione di una "zona cuscinetto" e di una no-fly zone per garantirne la sicurezza, lungo il confine per dare assistenza ai rifugiati in territorio siriano.

    Secondo Fikret Bila, analista del quotidiano turco Milliyet, la no-fly zone avrebbe anche un altro obiettivo, aiutare i ribelli dell'Esercito siriano libero "La Turchia sostiene che il regime di Assad deve finire per arrivare a una soluzione duratura del problema Isis. Secondo Ankara fino a quando il regime rimarrà in piedi Damasco continuerà a bombardare l'Esl, neutralizzando l'opposizione e dando ai jihadisti maggiore spazio di manovra"

    Erdogan, che ha chiesto per la prima volta pubblicamente di istituire una no-fly zone tre giorni fa nel corso di una conferenza stampa a Washington, avrebbe posto la creazione di una "zona cuscinetto" come pre-condizione a un maggiore protagonismo turco nelle operazioni anti-Isis e starebbe trattando con le autorità americane perché diano il proprio appoggio all'iniziativa secondo le indiscrezioni apparse oggi sulla stampa turca.

    Se la proposta di creare una "zona di sicurezza", che secondo il quotidiano Milliyet sarà larga 20-25 chilometri e correrà lungo il confine tra Turchia, Siria e Iraq, verrà accolta, la Turchia è disponibile a impiegare i suoi soldati per garantirne la sicurezza, scrive Yeni Safak.

    Il governo turco, che deciderà come muoversi la prossima settimana dopo il rientro di Erdogan ad Ankara, secondo Hurriyet potrebbe, inoltre, dare mandato all'aviazione di unirsi ai bombardamenti contro le postazioni dei jihadisti oltre che fornire le proprie basi per il rifornimento e l'eventuale soccorso dei jet americani e degli altri paesi che stanno partecipando alle operazioni anti-Isis, scrive Hurriyet.

  • Turchia, Erdogan vince al primo turno presidenziali con il %51,8% dei voti: "Sarò presidente di tutti"

    Istanbul, 11 ago. (Alberto Tetta - TMNews) - Recep Tayyip Erdogan, eletto presidente della Turchia al primo turno, ha lanciato un messaggio di unità dichiarando di volere aprire "una nuova era" in un Paese molto diviso sotto la sua guida da premier. "Noi oggi chiudiamo un'era ed entriamo in una nuova", ha detto Erdogan in un discorso davanti a migliaia di sostenitori riuniti ieri sera ad Ankara per acclamarlo, promettendo di essere "un presidente che abbraccia con affetto tutti i 77 milioni di cittadini turchi" mettendosi alle spalle "i contrasti del passato". Erdogan ha invitato l'opposizione ad accettare un "compromesso" perché inizi una "nuova era di riconciliazione sociale".

    "Ringrazio in questo giorno storico sia quelli che mi hanno votato che coloro che non l'hanno fatto" ha detto il premier.

    l capo dello stato eletto, che dal 2003 tiene le redini della Turchia, ha promesso un "nuovo processo di riconciliazione sociale" tra i turchi, che ha ringraziato senza distinzione per essersi recati alle urne.

    L'attuale premier, ha vinto ieri, con il 51,8% dei voti, le prime elezioni dirette del capo dello Stato, diventando il 12esimo presidente della Turchia. Il principale sfidante Ekmeleddin Ihsanoglu, sostenuto dalle due principali forze d'opposizione, il kemalista Partito repubblicano del popolo (Chp) e il Movimento d'azione nazionalista (Mhp) di ultra destra, si è fermato, invece, al 38,4%.

    Una vittoria che apre ora la strada alla riforma presidenzialista voluta dal premier che fin dall'inizio della sua campagna elettorale ha annunciato che, se eletto, sarebbe stato un presidente con un forte ruolo in politica.

    Il presidente in pectore, quando con più del 90% delle sezioni scrutinate, la sua vittoria al primo turno pareva ormai certa, ieri sera dopo aver pregato alla moschea di Eyup a Istanbul, dove in epoca ottomana i sultani si recavano il giorno dell'incoronazione, è volato ad Ankara per tenere il suo tradizionale discorso dal balcone del quartier generale del Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp).

    Disastro opposizione, affluenza in calo

    Istanbul, 11 ago. (TMNews) - Nelle dichiarazioni post-voto di Erdogan non è mancato anche un riferimento ai diritti delle minoranze e al processo di pace in corso con i guerriglieri del Partito dei lavoratori del Kurdistan per porre fine al sanguinoso conflitto che ha fatto dal 1984 più di 40 mila morti nel sud-est a maggioranza curda: "Possiamo anche parlare diverse lingue, essere di etnie o confessioni diverse, ma siamo tutti figli di questa nazione - ha detto il premier - Prima di essere musulmani, cristiani, ebrei, siriaci, yazidi, turchi, curdi, arabi, greci o armeni siamo cittadini della Turchia" ha aggiunto Erdogan.

    Se il primo ministro è riuscito a vincere al primo turno, il risultato è al di sotto delle aspettative della vigilia: prima del voto quasi tutti i sondaggi lo davano infatti tra il 54 e il 57%. L'opposizione, nonostante avesse trovato un inedito accordo presentando un candidato comune, è uscita con le ossa rotte da questa tornata elettorale. Ihsanoglu, professore conservatore ed ex-segretario dell'Organizzazione per la cooperazione islamica, un personaggio quasi del tutto sconosciuto in Turchia e dalle scarse capacita retoriche, è stato staccato da Erdogan di oltre 15 punti prendendo il 38,4%. Si tratta di quattro punti percentuali in meno di quanto avevano raccolto le liste, separate, di Chp e Mhp alle amministrative del 30 marzo. Dalle prime analisi sui flussi elettorali sarebbero stati soprattutto gli elettori di questi due partiti a non andare alle urne determinando un calo dell'affluenza, solo il 73% (-13% rispetto alle ultime elezioni)

    Vola il curdo Demirtas, sui media toto primo ministro

    Istanbul, 11 ago. (TMNews) - La vera sorpresa di queste elezioni è stato invece Demirtas, il candidato della sinistra radicale e il pro-curdo Hdp che ha messo al centro della sua campagna l'idea di una "Turchia multiculturale" e rispettosa dei diritti dei lavatori e delle minoranze oltre che delle donne e di gay, lesbiche e transessuali. Avvocato 41 enne, attivo nelle organizzazioni turche per la difesa dei diritti umani prima di diventare il segretario dell'Hdp, ha raccolto quasi il il 9,7% dei consensi, un traguardo importante per il suo partito in vista delle politiche dell'anno prossimo. In Turchia la soglia di sbarramento per entrare in parlamento è fissata, infatti, al 10%."E' Selahattin Demirtas la nuova stella della politica Turca - scrive oggi Murat Yetkin, giornalista di lungo corso e analista politico del quotidiano Radikal - l'Hdp che ha sostituito il (pro-curdo) Bdp, che aveva raccolto alle elezioni del 30 marzo il 5,9% dei voti, aprendosi a temi sociali diversi dalla questione curda è arrivato al 10. Questa situazione può dare un contributo positivo alla ricerca di una soluzione politica alla questione curda".

    I festeggiamenti per la vittoria di ieri in casa Akp non potranno durare a lungo visto che il partito deve attivarsi in fretta per scegliere il nuovo premier che traghetterà il governo verso le politiche del 2015. Prima della nomina a presidente il 28 agosto, Erdogan infatti si dimetterà sia da segretario che da capo dell'esecutivo e sui media turchi è già toto-primo ministro.
    Bisognerà aspettare il congresso straordinario dell'Akp a fine agosto per sapere con certezza chi guiderà il partito di Erdogan e, come di consuetudine in Turchia, anche il governo, ma secondo il quotidiano Hurriyet il più probabile successore di Erdogan sarebbe l'attuale ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu.

  • Turchia, sfida a tre per presidenza, Erdogan superfavorito

    (Alberto Tetta) - Sono tre i candidati che corrono per le elezioni di oggi, quando 53 milioni di cittadini turchi sceglieranno per la prima volta direttamente il Presidente della repubblica. Ekmeleddin Ihsanoglu, professore conservatore, sostenuto dalle due principali forze d`opposizione, il Partito repubblicano del popolo (Chp) e il Movimento d`azione nazionalista (Mhp), e Selahattin Demirtas appoggiato dalla sinistra radicale e il pro-curdo Partito democratico dei popoli (Hdp) sfideranno l'attuale premier Recep Tayyip Erdogan che secondo tutti i sondaggi è destinato a vincere con oltre il 50% dei consensi già al primo turno.

    Il 60enne premier, protagonista indiscusso della politica turca negli ultimi 12 anni, nei quali il suo Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) ha vinto un`elezione dopo l`altra raccogliendo consensi crescenti, mira a coronare la sua straordinaria carriera politica ai vertici dello stato, promuovendo poi una riforma costituzionale che affidi al presidente, oggi figura sostanzialmente rappresentativa, maggiori poteri.

    Eletto sindaco di Istanbul negli anni novanta destando forti preoccupazioni nell`esercito che vedeva la crescita di consenso verso gli islamisti come un pericolo per i principi laici sanciti in costituzione, Erdogan ha imposto al suo partito una svolta moderata e sfruttando la sua immagine di "self-made man" in salsa turca ha raccolto i consensi della nuova borghesia conservatrice di emigrati nelle grandi città dalle campagne, nata con lo sviluppo economico degli anni duemila.

    Ihsanoglu, nato al Cairo nel 1943, musulmano praticante e accademico di lungo corso, si occupa di studi islamici, relazioni tra mondo musulmano e occidente e tra Turchia e paesi arabi. Professore dal 1984, considerato vicino all`Akp senza però mai diventarne membro, ha insegnato nelle più prestigiose università turche e internazionali come Harvard e lavorato per l`Unesco.

    Una brillante carriera coronata nel 2005 dall`elezione ai vertici dell`Organizzazione della conferenza islamica grazie al sostegno e il lavoro di lobby del governo turco. Un rapporto, quello con le autorità turche, entrato tuttavia in crisi negli ultimi mesi del suo mandato come Segretario generale dell`organizzazione dopo l`invito a dimettersi per non aver preso posizione contro il colpo di stato che rovesciò il presidente egiziano Morsi sostenuto da Erdogan.

    L`ex-segretario della Oic nel corso della campagna elettorale ha parlato più volte della necessità di trovare "l`unità" perduta, accusando Erdogan di aver fatto della Turchia un paese polarizzato e diviso, e si è proposto come il garante di tutte le sensibilità politiche presenti nella società. Il candidato dell`opposizione, nonostante il suo profilo conservatore, si è detto uno strenuo sostenitore del laicismo Musatafa Kemal Ataturk, per poi definirsi "nazionalista", dichiarandosi nal contempo favorevole al processo di pace con gli autonomisti curdi e al cessate il fuoco con i guerriglieri del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), oltre che "dispiaciuto" per i "fatti del 1915", quando le autorità ottomane trucidarono più di un milione e mezzo di armeni.

    Un approccio, secondo i critici, troppo "ecumenico" per fare davvero presa sull`ampio raggio di elettori che Ihsanoglu vorrebbe intercettare. Un`ipotesi confermata anche dai sondaggi.
    L`ultimo studio dell`istituto Konda pubblicato ieri lo da infatti sotto Erdogan di oltre 20 punti percentuali.

    Il curdo Demirtas, invece, un avvocato che prima di entrare in politica ha lavorato nelle più importati organizzazioni turche per la difesa dei diritti umani è il più giovane dei candidati e potrebbe rappresentare la vera sorpresa di queste elezioni.

    Nato a Diyarbakir, la più importante città del sud-est a maggioranza curda l`ex-segretario dell`autonomista Hdp sostenuto oltre che dal movimento curdo anche dalla sinistra radicale, si è proposto come il candidato delle minoranze impostando la sua campagna intorno all`idea di una Turchia "multiculturale e radicalmente democratica" e potrebbe ottenere fino al 10% dei consensi, quasi il doppio di quelli ottenuti dal suo partito alle amministrative del 30 marzo.

  • Turchia, la censura di Erdogan a Twitter affonda in un mare di tweet

    Istanbul, 21 mar. (Alberto Tetta TMNews) - Il blocco di Twitter in Turchia, chiesto a gran voce dal primo ministro Recep Tayyip Erdogan, è stato un flop. Gli utenti sono riusciti ad aggirare il divieto e il traffico è rimasto invariato rispetto a ieri, sottolineano gli esperti. Pioggia di critiche, invece, da Unione europea, organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani, ma anche da esponenti dello stesso Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) del premier. Per il presidente della Repubblica Abdullah Gul, "il blocco totale dei social network è inaccettabile". E, beffardamente, il capo dello stato questa bocciatura l'ha lanciata, appunto, via Twitter.

    "Non mi interessa ciò che dice la Comunità internazionale. Tutti saranno testimoni della forza della Repubblica turca" aveva dichiarato ieri durante un comizio elettorale Erdogan, preoccupato dalla pubblicazione online delle intercettazioni che proverebbero il suo coinvolgimento nel recente scandalo corruzione che ha travolto il governo e nella notte l'Istituto per le comunicazioni e le tecnologie informatiche (Btk), un organismo legato al ministero delle Telecomunicazioni, ha bloccato l'accesso a Twitter.

    Il numero di messaggi pubblicati sul sito di micro-blogging, tuttavia, non è diminuito dopo il divieto, sottolinea il quotidiano Hurriyet sulla sua pagina web.
    Secondo un report del portale Twitturk, ripreso dal giornale, infatti, più di un milione e mezzo di tweet sarebbero stati inviati, solo nelle prime 10 ore successive allo stop. Un traffico in linea con la media giornaliera di 1,8 milioni di messaggi. Gli utenti turchi, circa 12 milioni, avrebbero aggirato il blocco il modificando la configurazione della connessione o usando portali Vpn, spiegano gli esperti ripresi dai media. Anche le Forze armate turche, il vice-premier Bulent Arinc e il presidente della Repubblica Abdullah Gul hanno continuato a twittare nonostante il divieto.

    "Spero che questo divieto non duri a lungo. Se c'è stata una violazione della privacy solo le relative pagine vanno rimosse.
    Non è possibile bloccare l'intera piattaforma, è inaccettabile" ha scritto il capo dello Stato sul suo profilo Twitter, mentre gli hashtag #TwitterisblockedinTurkey and #TurkeyBlockedTwitter balzavano in vetta alla classifica dei temi più discussi. Sette su dieci top trend di Twitter a livello mondiale, infatti, riguardano la Turchia, riporta il quotidiano Radikal.

    La decisione del governo turco e le prese di posizione del premier hanno scatenato dure critiche sia da parte dell'Unione europea che dalle organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani. Il Commissario Ue per l'allargamento Sefan Fule si è detto "profondamente preoccupato" per il blocco del social media. "Essere liberi di comunicare e scegliere liberamente i mezzi per per farlo è un valore fondamentale per l'Ue", ha aggiunto Fule. Secondo il resposabile Turchia di Amnesty international invece: "La decisione di bloccare Twittere rappresenta un attacco senza precedenti alla libertà d'espressione (...) che mostra fino a che punto il governo è disposto ad arrivare per fermare le critiche".

    Una vera ossessione quella di Twitter per il premier Erdogan, che durante le manifestazioni di quest'estate per la difesa del parco Gezi, a Istanbul, aveva definito i social network "la principale disgrazia per la società". Il capo del governo a fine febbraio ha di nuovo attaccato il sito di microblogging, parlando di una "lobby dei robot" che attraverso falsi account avrebbe diffuso notizie false sul governo.

    Secondo il giornalista Murat Yetkin, "Erdogan è sempre più preoccupato per le fughe di notizie e (la pubblicazione) di conversazioni telefoniche tra lui, membri della sua famiglia, importanti uomini del mondo degli affari e dei media relative ad accuse di corruzione - scrive oggi l'analista in un editoriale pubblicato online dal quotidiano Hurriyet. Il Premier ha introdotto norme per stabilire un più stretto controllo della politica sulla magistrature e internet, "ma nessuno si aspettava che si muovesse così in fretta per chiudere completamente Twitter. Immediatamente dopo il blocco - racconta Yetkin - milioni di utenti turchi sono passati al contrattacco, aggirando le restrizioni e mostrando che il muro di paura che il premier sta provando a costruire comincia a sgretolarsi."

  • Turchia, violenti scontri al funerale di Berkin Elvan

    Istanbul, 12 mar. (Alberto Tetta, TMNews) - Visto dalla moschea di Sisli, su una delle arterie principali che portano verso il centro di Istanbul, il corteo funebre per il giovane Berkin Elvan, morto ieri per le ferite riportate durante le proteste di quest'estate quando un lacrimogeno sparato ad altezza d'uomo che lo ha colpito alla testa mentre andava a comprare il pane, sembra non finire mai. Decine di migliaia di persone hanno accompagnato la bara del quindicenne fino al cimitero di Ferikoy scandendo slogan contro il governo e "l'assassino" Erdogan.

    "Siamo tutti Berkin, uccidendoci non ci toglierete di mezzo" urlano i manifestanti, molti giovanissimi, che si sono dati appuntamento questa mattina nel popolare quartiere popolare di Okmeydani, dove è stato ferito Elvan, nella giornata in cui i sindacati Disk e Kesk hanno convocato uno sciopero generale per consentire anche ai lavoratori di partecipare alle proteste.
    Quando, dopo la sepoltura del ragazzo nel primo pomeriggio, il corteo si è diretto verso piazza piazza Taksim, off-limits dallo sgombero del parco Gezi il 15 giugno, la polizia ha caricato facendo largo uso di gas lacrimogeni e idranti. Scontri tra manifestanti e forze dell'ordine anche ad Ankara e Smirne nel secondo giorno consecutivo di manifestazioni, le più partecipate da quest'estate, che hanno portato in piazza migliaia di persone in tutto il paese.

    Sono qui perché è stato ucciso un bambino mentre andava a comprare il pane - spiega a TMNews Rukiye, una studentessa ventenne che ha partecipato anche all'occupazione del parco Gezi a giugno - i responsabili sono coloro che guidano lo stato.
    Nessuno potrà riportarlo in vita, ne' alleviare il dolore di sua madre, ma io sono qui per ricordarlo e per non vivere sotto costante attacco".

    Al corteo ha partecipato anche Mustafa Sarigul, candidato sindaco per Istanbul del principale movimento d'opposizione, il Partito repubblicano del popolo (Chp) e Sirri Surreya Onder, il parlamentare che ha bloccato le ruspe che demolivano i primi alberi del parco Gezi il 27 maggio, diventato un simbolo per il movimento contro il governo. Ieri il commissario Ue per l'Allargamento Sefan Fuele si è detto "dispiaciuto" per la morte di Berkin Elvan e ha definito le manifestazioni "una richiesta di democrazia del popolo turco".

    La polizia ha caricato le manifestazioni per protestare contro la morte di Berkin Elvan e chiedere giustizia per il suo assassinio anche ad Ankara, Smirne e Eskisehir. Nella capitale le forze dell'ordine hanno disperso con idranti e gas lacrimogeni il presidio nella centrale piazza Kizlay e nel quartiere di Tuzlucayir arrestando più di 70 persone ha reso noto l'ordine degli avvocati di Ankara.

    Il premier Erdogan, invece, durante un evento elettorale questa mattina ad Siirt, nell'est del Paese ha risposto alle dure critiche del segretario del Chp Kilicdaroglu che lo aveva accusato di essere il responsabile della morte di Elvan. "Che cos'ho fatto? Ho forse ucciso qualcuno? Ho rubato qualcosa?" ha detto Erdogan sferrando un duro attacco al movimento pro-Gezi: "Gli alberi erano una scusa. La democrazia si conquista lanciando molotov e sfondando vetrine? I vandali di gruppi marginali di sinistra, il Partito di azione nazionalista (Mhp), il Chp e il (pro-curdo) Bdp e Fetullah Gulen fanno fronte comune per alimentare gli scontri, la pagheranno".

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