Matchbox Media News

  • Il BILANCIO A CALDO DEL PRIDE LGBTI+ DI ISTANBUL

    Il BILANCIO A CALDO DEL PRIDE LGBTI+ DI ISTANBUL DI OGGI POMERIGGIO:

    IL MOVIMENTO LGBTI IN TURCHIA HA DATO UN'ALTRA IMPORTANTE LEZIONE DI CORAGGIO E DETERMINAZIONE RESISTENDO AGLI ATTACCHI DELLA POLIZIA CHE HA CERCATO DI IMPEDIRE IN TUTTI I MODI IL PRIDE PER IL SECONDO ANNO CONSECUTIVO

    Per mesi il coordinamento che ha organizzato in modo aperto e orizzontale la Istanbul LGBT Onur Haftası / Istanbul LGBT Pride Week, ha cercato di fare pressione sulle autorità turche perché autorizzassero la marcia per 14° Pride Lgbti a Istanbul, ma il prefetto di Istanbul ha proibito la marcia e annunciato che qualsiasi tentativo di manifestare sarebbe stato represso. I motivi? “Rischi per la sicurezza” e che la marcia si sarebbe tenuta durante il mese musulmano del Ramadan.

    Il movimento Lgbti ha deciso allora di cancellare il corteo annunciando però che avrebbe resistito ai divieti “sparpagliandosi” e “disperdendosi” per tutto il centro di Istanbul. Così è stato. Migliaia di agenti hanno occupato e bloccato tutte le vie d'accesso al centro transennando Piazza Taksim, la più importante di Istanbul. Comunque in decine di mini presidi con grandi bandiere arcobaleno, srotolate da importanti palazzi del centro si è manifestato l'orgoglio Lgbti e letto il comunicato del comitato organizzatore.

    La polizia ha attaccato violentemente questi presidi sparando lacrimogeni e proiettili di gomma. Sono stati 25 gli arresti di persone inermi tra cui due parlamentari internazionali arrivati in Turchia per dare solidarietà al Pride. Molti quelli “preventivi” ai danni di membri del comitato organizzatore del Pride. Ad ora alcuni di loro sono stati liberati. La maggior rimangono in stato di fermo nelle caserme. Intanto a Mis sokak, una strada del centro la polizia ha di nuovo attaccato i partecipanti al pride che festeggiavano con canti e bandiere arcobaleno e tra poco si terrà il party conclusivo.

    Un dettaglio personale. Durante il controllo dei documenti a cui sono stati sottoposti tutti coloro che entravano nella “zona rossa” dove si sarebbe dovuto tenere il Pride sono stato minacciato dalla polizia dopo che gli ho mostrato il tesserino stampa: “Vedi di non scrivere notizie contro la Turchia se no ti sparo” mi ha gentilmente consigliato l'agente. Non che la cosa mi abbia impressionato più di tanto, chi fa il giornalista in Turchia subisce questo trattamento quasi quotidianamente. Quanto successo comunque rende l'idea di quanto sia limitata la libertà di stampa nel Paese. Grazie comunque a Cristoforo Spinella dell'Ansa e a quelli che l'hanno ripresa come Il Fatto Quotidiano

    #dağılıyoruzayol #IstanbulPride #Orgutleniyoruz

    Il link al post originale su twitter qui: https://www.facebook.com/alberto.tetta/posts/10154295987989108

  • PRI: In Scotland, Trump faces Brexit, protests and a Mexican flag

    "We have enough war and hatred in our world without Trump coming here and spouting more."

    My report from Turnberry, the west coast Scottish town that hosts one of Donald Trump's golf resorts, ahead of his visit on the eve of the EU referendum result.

    Read it on PRI HERE

  • FSRN: Assassination of British MP puts both sides of Brexit campaign on hold

    From absurdity to tragedy. My radio dispatch on the Brexit flotilla and the terribly jarring news of the senseless death of MP Jo Cox.

    Listen to the report on FSRN HERE

  • PRI: British referendum campaigners are facing off in the river. And their music rocks.

    Five minutes back in the UK to cover the EU referendum and I bear witness to a naval skirmish on the Thames between Nigel Farage, a flotilla of pro-Brexit fishermen and Bob Geldof....Not The Onion.

    Read the story on PRI HERE

  • THE TELEGRAPH: Hungary and Serbia turning a blind eye to thousands of migrants using 'closed' Balkans route

    The Balkan Route, despite the claims of EU officials, remains very much ope for business. Wait in the barren wasteland for an asylum hearing, or pay €150 for a smuggler's route? Drownings, stabbings, illegal pushbacks and wisecracking Serbian police officers.

    Read the story in the Telegraph HERE

  • FSRN: https://fsrn.org/2016/06/refugee-crisis-driven-further-underground-drownings-spike-while-smuggling-booms/

    Radio roundup of the week's bleak migration news: Mediterranean shipwrecks, the clearance of the Idomeni camp and the twilight zone of the Serbia-Hungary border.

    Listen on FSRN HERE

  • AL JAZEERA: No way in and no way out for Yemeni refugees in Europe

    The EU is breaking its own rules on safely relocating refugees in Greece.

    According to the UNHCR, the current conflict in Yemen has killed over 6,000 with use of cluster bombs and starvation sieges as weapons of war. Most Yemenis cannot flee this, most that can cross to the Horn of Africa, and the very tiny minority that reach Europe have had the door summarily slammed in their face by an inconsistent and dysfunctional asylum policy.

    (Since Saudi Arabia entered the Yemeni conflict, the UK has supplied it with over £2.8bn in arms exports licences including combat aircraft, helicopters, grenades and tanks.)

    Read the full story on Al Jazeera HERE

  • IRIN: Welcome to the City Plaza: Greece’s refugee hotel

    A crew of activists saw an opportunity to shelter some of the 54,000 refugees stranded in Greece, by occupying a long abandoned, seven-story hotel in the centre of Athens. The City Plaza is an example of community cohesive living, between refugees and Greeks, instead of being segregated in sub-standard camps on the outskirts of society.

    Read the full story in IRIN News HERE

    Photos by Nicola Zolin

  • FSRN: Greek activists occupy Athens hotel to house stranded refugees

    My FSRN radio feature on the Greek radicals who occupied an abandoned hotel in central Athens and transformed it into a co-operative, dignified home for refugees.

    Listen to the story HERE

  • Qui non ci sono eroi. Di WuMing 5

    Sono uscito da Wu Ming - ho interrotto la collaborazione con le persone che rappresentano ciò che resta del collettivo - perché voglio proseguire la mia ricerca personale, politica e artistica senza dover rispondere a regole aziendali che prevedono l'aderenza a un canone, quello che si è stabilito nei quindici anni e più di vita di quell'esperienza, e che ho contribuito a stendere, da membro fondatore del collettivo, in un lavoro durato molto a lungo.

    Il canone prevede storie in cui l'esperienza personale arriva sulla pagina, se arriva, dopo una lunga serie di mediazioni. La letteratura di Wu Ming è tecnica, meticolosa, prevede strutture complesse, contestualizzazioni storiche, apparati che servono a orientare il lettore, e così via. Nella letteratura di Wu Ming, parlo di quella dei grandi romanzi storici, c'è poco ormai che mi interessa. Mi interesserebbe forse ancora da lettore, non mi interessa più scriverla.

    L'occasione per tentare di riprendere il filo di un discorso che precede wu ming e che ha al centro il rapporto tra biografia personale e analisi critica del presente (ho scritto quattro libri, con il mio nome anagrafico, nei lontani anni ‘90) è stato l'incontro con la mia coautrice Francesca Tosarelli e con le storie che aveva da raccontare. Attraverso la sua esperienza, e la singolare risonanza che la sua ricerca di fotografa e storyteller aveva e ha con la mia ricerca esistenziale, artistica e politica, ho avuto l'occasione di scrivere un libro di cui, finalmente, sono soddisfatto. C'è un apparente ribaltamento della poetica wuminghiana:  ci sono persone che dicono se stesse e provano a dare un senso alle scelte, c'è la triangolazione tra il quotidiano di tutte/tutti e gli scenari di conflitto planetario che dipendono dalla riproduzione insensata del nostro stile di vita. Il romanzo ha la forma di un memoriale sul campo, in Africa e Medio Oriente, ed è basato in larga misura su esperienze personali, dirette. Più di tutto, in Ms Kalashnikov c'è qualcosa che ricorda la vita vera. Più di tutto, in Ms. Kalashnikov non ci sono eroi.

    Chi segue Wu Ming avrà forse letto il comunicato su GIAP, la newsletter-blog-fanzine-organo ufficiale, concernente l'uscita di Wu Ming 5, l'abbandono per "motivi personali", in cui, attraverso una cortina fumogena fatta di retorica militante e bandiere al vento, si annuncia la mia uscita dal collettivo. I membri rimanenti di Wu Ming, ci rassicurano, proseguiranno la loro esperienza, forza compagni e sempre avanti.

    Il punto, ed è politico, è che il comunicato non è stato concordato con me, né per quanto riguarda i tempi, né per quanto riguarda le modalità, tantomeno per i contenuti, che semplicemente non ci sono. Sul blog, i commenti erano chiusi.

    Quel comunicato è in realtà il frutto di un lungo scambio di e-mail, altamente conflittuale, che aveva al centro il libro, i suoi temi, la sua poetica, e non solo. Rappresenta né più né meno un tentativo di negare visibilità al mio lavoro e a quello di Francesca Tosarelli. Lo scambio è privato e rimarrà tale, anche che se intellettuali della levatura dei miei ex compagni dovrebbero sapere che quanto si scrive è a futura memoria, e conviene sempre cercare di portarsi bene quando si affermano cose nero su bianco, quando si ricorre all'insulto, quando si ricorre all'arroganza trombonesca, quando ci si muove per strategie e colpi bassi. Mi auguro che Wu Ming, quel che rimane, avrà la capacità di contestualizzare la mia uscita in modo meno goffo. Se preferiscono, i miei ex compagni possono semplicemente cercare di ignorarmi. Per adesso questo è quanto ho da dire.

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