Matchbox Media News

  • RED CROSS: A Big Deal for Humanity?

    My report from the World Humanitarian Summit in Istanbul, 2016, for Red Cross Red Crescent Magazine. Read HERE

  • Il racconto del post golpe con Lucia Goracci di Rainews24

    Per quasi un mese nell'estate del 2016, ho lavorato con Lucia Goracci che copriva gli eventi successivi al tentato golpe del 15 luglio per la Rai. E' stata una delle mie più importanti esperienze come producer.

    Abbiamo intervistato il presidente della Repubblica turco Recep Tayyıp Erdoğan, gli oppositori del governo arrestati sebbene non avessero niente a che fare col tentato colpo di stato, le famiglie dei soldati di leva e i ragazzini delle scuole militari mandati dai golpisti a sparare sulla loro gente senza che fossero consci di nulla e sono stati poi arrestati. Eravamo alla manifestazione del leader curdo Selahattin Demirtaş ad Istanbul contro il golpe, ma anche contro lo stato d'emergenza.

    Abbiamo mostrato le fosse comuni riservate ai "traditori" che neanche le loro famiglie hanno voluto seppellire, le università dei sostenitori del presunto regista del tentato colpo di stato Fethullah Gülen chiuse e demolite a sfregio dalle ruspe della polizia, ma siamo stati anche i primi a mostrare il parlamento di Ankara martoriato dalle bombe la notte del colpo di stato, la questura sventrata, i carri armati davanti agli aeroporti, la "staffetta per la democrazia" dei sostenitori di Erdogan a Istanbul e Ankara, la grande manifestazione dell'opposizione repubblicana del Chp e soprattutto abbiamo incontrato tante donne e uomini comuni di opinioni diverse, ma tutti con delle storie importanti da raccontare e denunciare. Sono queste le storie che contano di più, sempre, almeno per me.

    L'intervista con Erdoğan:

     

     

  • TURCHIA AL BIVIO - NOTA A CALDO SUL TENTATO GOLPE

    MIA NOTA A CALDO SUL TENTATO GOLPE:

    LA #TURCHIA E' AL BIVIO. CITTADINI E CORPI SICUREZZA FEDELI A ERDOGAN HANNO SVENTATO COLPO DI STATO, MA ORA C'E' RISCHIO DI DERIVA ANCORA PIU' AUTORITARIA.

    IL #GOLPE TENTATO IERI NOTTE DA UNA PARTE MINORITARIA DELL'ESERCITO TURCO CONTRO IL PRESIDENTE RECEP TAYYIP ERDOGAN E' FALLITO E LA TURCHIA STA LENTAMENTE TORNANDO ALLA NORMALITA', MA SI ANNUNCIANO TEMPI MOLTO DURI CON LA PROBABILE ACCELLERAZIONE DEL PROCESSO CHE STA RENDENDO IL PAESE SEMPRE PIU' AUTORITARIO. GLI SPAZI DI #DEMOCRAZIA GIA' RIDOTTI AL MINIMO RISCHIANO DI ESSERE COMPLETAMENTE CANCELLATI.

    I FATTI:
    Ieri notte una parte minoritaria dell'esercito ha tentato il golpe bloccando arterie importanti a Istanbul e Ankara, bombardando il parlamento, cercando di occupare i media più importanti sia pro-governativi che di opposizione, attaccando il quartier generale dei servizi segreti ad Ankara e prendendo in ostaggio il capo di stato maggiore dell'esercito in carica, poi liberato.

    I golpisti in un comunicato fatto leggere alla televisione turca TRT hanno detto che sono intervenuti perchè: sarebbe stato ridisegnata l'ideologia dei tutti gli organi dello stato, comprese le forze armate rendendoli incapaci di lavorare.

    Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in collegamento streaming dal cellulare ripreso dalle emittenti più importanti mentre cercava di atterrare a Istanbul, ha invitato immediatamente i cittadini turchi a scendere nelle piazze per difendere la democrazia. Migliaia di suoi sostenitori sono scesi in piazza e si sono buttati contro i tank dell'esercito, hanno difeso i canali televisivi e gli aeroporti e oggi sono di nuovo i piazza. Alcuni soldati semplici si sono arresi alla folla, altri sono stati letteralmente linciati.

    I golpisti hanno sparato sulla folla in diversi punti del Paese. Sono 161 i morti (ha detto alle 11.30 premier turco Yildirim in diretta) e 1440 i feriti, mentre per tutta la notte i muezzin delle moschee invitavano alla guerra santa e a scendere in strada per difendere il governo eletto. La risposta di massa dei cittadini turchi è il primo elemento che sventato il golpe.

    Tutte le forze politiche. Dai kemalisti del Partito repubblicano del popolo (Chp), alla coalizione tra sinistra e curdi del Partito democratico dei popoli (Hdp) e pure gli ultra nazionalisti del Partito di azione nazionalista (Mhp) si sono immediatamente schierati contro il golpe.

    La polizia, i corpi speciali delle forze di sicurezza e i servizi segreti (Mit) hanno combattuto sia per difendere le loro sedi attaccate dall'esercito sia per riprendere il controllo dei punti occupati dai golpisti e ne hanno arrestati 2639 e uccisi almeno 20. I militari responsabili del golpe saranno processati per alto tradimento. C'è chi ha parlato anche di pena di morte, il premier non ha escluso la possibilità, ma sembra orientato ad lasciare le cose come sono: in Turchia non c'è la pena di morte. Ha detto però che in parlamento si discuteranno “misure aggiuntive necessarie” oggi in una seduta straordinaria.

    Il premier Yildirim ha proclamato il 15 luglio festa della democrazia, detto, con a fianco capo di stato maggiore dell'esercito liberato, che il paese è tornato alla normalità e invitato questa sera tutti i cittadini a scendere in piazza per festeggiare golpe fallito.

    I RESPONSABILI:

    Il premier e Erdogan hanno puntato con decisione il dito contro l'ex sostenitore Fethullah Gulen. Il potente predicatore musulmano che dagli Stati Uniti, dal 2013, cerca di rovesciare Erdogan. E' possibile. Gulen ha negato e condannato il golpe nella notte, ma è possibile che sia una smentita strategica a golpe fallito. Altre ipotesi è che si tratti di corpi vicini agli ultra nazionalisti e di tradizione kemalista più radicale (Vatan Partisi o simili), ma è presto per capirlo. Lo sapremo nelle prossime ore guardando ai nomi e con il proseguimento delle indagini.

    ANALISI:

    Dopo lo scandalo corruzione del 2013 e le proteste per la difesa del parco Gezi dello stesso anno il governo ha approvato misure sempre più restrittive delle libertà, attaccato la stampa d'opposizione e qualsiasi voce di dissenso. Il tentativo di golpe potrebbe ora rappresentare, per Erdogan, un'accelerazione di questo processo. Si rischia che in nome della lotta ai terroristi i pochi spazi di libertà rimasti in Turchia si chiudano. Oppure questo passaggio può rappresentare un'occasione per uscire con maggiore democrazia da questa crisi invertendo il processo in corso che sta facendo della Turchia un paese sempre più autoritario. Questo dipende soprattutto dalla reazione della società turca, dalle opinioni pubbliche mondiali e governi e istituzioni internazionali. Unione Europea in primis.

  • Turkey is at a crossroad after coup failed

    The attempted coup yesterday night, coming from a minority part of the turkish army formally against the president Recep Tayyip Erdogan, has failed and Turkey is slowly returning to normality. Harsh times are expected with the highly probable acceleration of a process which is making the country even more authoritarian. Democracy, already significantly reduced, could likely to be completely obliterated.

    THE FACTS:

    Last night a small part of the Army attempted a coup by blocking strategical points in Istanbul and Ankara, bombarding the Parliament, trying to take over the most important pro-government and opposition media, attacking the Turkish Intelligence services' headquarters in Ankara, taking hostage the in charge Army Chief of Staff, now released.

    The coup leaders in a statement forcibly broadcast-ed through the Turkish television TRT said they intervened because the actual Government redesigned the ideology of all state organs, including the armed forces leaving them unable to work.

    Turkih President Recep Tayyip Erdogan, on a mobile streaming interview aired by major broadcasters while trying to land in Istanbul, immediately called on Turkish citizens to defend democracy on the streets. Thousands of President supporters took to the streets and threw themselves against the army tanks to defended the television broadcasters and airports and now they are again demonstrating. Some soldiers have surrendered to the crowd, others were literally lynched.

    The coup leaders have fired on the crowd in different parts of the country. The death toll is 161 (said the Turkish Premier Yildirim on air at 11.30) while 1440 are wounded, while all night muezzins from Mosques declared an holy war, asking the population to reclaim the streets and defend the elected government. The massive response of Turkish citizens was the first element that prevented the coup.

    All political forces, from Kemalist Republican people's party (CHP), the coalition between the left and the kurds, the Peoples' democratic party (HDP) and even the ultra nationalists of the Nationalist action party (MHP) were immediately sided against the coup.

    The Police, Security Forces' special units and Intelligence services (MIT) have all fought both to defend their headquarters attacked by the Army and to regain control of strategical points occupied by the coup perpetrators, arresting 2639 persons and killing at least 20. The soldiers responsible for the coup will be tried for high treason. While words of death penalty are running through the country, the Prime Minister did not rule out the possibility but seems inclined to leave things as they are at the moment: in Turkey death penalty is forbidden. However, he said that today the parliament will discuss "additional necessary measures" in a special session.

    Prime Minister Yildirim proclaimed July the 15th a Democracy Day, next to the liberated Army Chief of State, claiming that the country has returned to normal and inviting tonight all citizens on the streets to celebrate coup's failure.

    THE PERPETRATORS:

    The Prime Minister and Erdogan have firmly pointed fingers against former supporter Fethullah Gulen, the powerful Muslim preacher that since 2013 from the United States seeks to overthrow Erdogan. It's possible this might be true. Gulen has denied any involvement and condemned the coup during the night but it's likely to be a strategic denial over the failed coup. Another hypothesis could be the involvement of forces close to ultra nationalists and the more radical Kemalist tradition (Vatan Partisi or the like) but it's too early to tell. We'll know more in the next few hours as the investigations proceed and more names will be named.

    ANALYSIS:

    After 2013 corruption scandal and the protests towards the defense of Gezi Park in the same year, the Government passed increasingly more restrictive measures to freedom attacking the press opposition alongside any voice of dissent. The coup attempt could now represent for Erdogan an acceleration of this process. It is likely that in the name of fighting terrorists, the already few areas of freedom in Turkey could be jeopardized. Alternatively this situation can be an opportunity for democracy to come out stronger from this crisis by reversing the current process that is making Turkey an increasingly authoritarian country. This relies mainly on the reaction of Turkish society, the world's public opinion, as well governments and international institutions. European Union above all.

  • Il BILANCIO A CALDO DEL PRIDE LGBTI+ DI ISTANBUL

    Il BILANCIO A CALDO DEL PRIDE LGBTI+ DI ISTANBUL DI OGGI POMERIGGIO:

    IL MOVIMENTO LGBTI IN TURCHIA HA DATO UN'ALTRA IMPORTANTE LEZIONE DI CORAGGIO E DETERMINAZIONE RESISTENDO AGLI ATTACCHI DELLA POLIZIA CHE HA CERCATO DI IMPEDIRE IN TUTTI I MODI IL PRIDE PER IL SECONDO ANNO CONSECUTIVO

    Per mesi il coordinamento che ha organizzato in modo aperto e orizzontale la Istanbul LGBT Onur Haftası / Istanbul LGBT Pride Week, ha cercato di fare pressione sulle autorità turche perché autorizzassero la marcia per 14° Pride Lgbti a Istanbul, ma il prefetto di Istanbul ha proibito la marcia e annunciato che qualsiasi tentativo di manifestare sarebbe stato represso. I motivi? “Rischi per la sicurezza” e che la marcia si sarebbe tenuta durante il mese musulmano del Ramadan.

    Il movimento Lgbti ha deciso allora di cancellare il corteo annunciando però che avrebbe resistito ai divieti “sparpagliandosi” e “disperdendosi” per tutto il centro di Istanbul. Così è stato. Migliaia di agenti hanno occupato e bloccato tutte le vie d'accesso al centro transennando Piazza Taksim, la più importante di Istanbul. Comunque in decine di mini presidi con grandi bandiere arcobaleno, srotolate da importanti palazzi del centro si è manifestato l'orgoglio Lgbti e letto il comunicato del comitato organizzatore.

    La polizia ha attaccato violentemente questi presidi sparando lacrimogeni e proiettili di gomma. Sono stati 25 gli arresti di persone inermi tra cui due parlamentari internazionali arrivati in Turchia per dare solidarietà al Pride. Molti quelli “preventivi” ai danni di membri del comitato organizzatore del Pride. Ad ora alcuni di loro sono stati liberati. La maggior rimangono in stato di fermo nelle caserme. Intanto a Mis sokak, una strada del centro la polizia ha di nuovo attaccato i partecipanti al pride che festeggiavano con canti e bandiere arcobaleno e tra poco si terrà il party conclusivo.

    Un dettaglio personale. Durante il controllo dei documenti a cui sono stati sottoposti tutti coloro che entravano nella “zona rossa” dove si sarebbe dovuto tenere il Pride sono stato minacciato dalla polizia dopo che gli ho mostrato il tesserino stampa: “Vedi di non scrivere notizie contro la Turchia se no ti sparo” mi ha gentilmente consigliato l'agente. Non che la cosa mi abbia impressionato più di tanto, chi fa il giornalista in Turchia subisce questo trattamento quasi quotidianamente. Quanto successo comunque rende l'idea di quanto sia limitata la libertà di stampa nel Paese. Grazie comunque a Cristoforo Spinella dell'Ansa e a quelli che l'hanno ripresa come Il Fatto Quotidiano

    #dağılıyoruzayol #IstanbulPride #Orgutleniyoruz

    Il link al post originale su twitter qui: https://www.facebook.com/alberto.tetta/posts/10154295987989108

  • PRI: In Scotland, Trump faces Brexit, protests and a Mexican flag

    "We have enough war and hatred in our world without Trump coming here and spouting more."

    My report from Turnberry, the west coast Scottish town that hosts one of Donald Trump's golf resorts, ahead of his visit on the eve of the EU referendum result.

    Read it on PRI HERE

  • FSRN: Assassination of British MP puts both sides of Brexit campaign on hold

    From absurdity to tragedy. My radio dispatch on the Brexit flotilla and the terribly jarring news of the senseless death of MP Jo Cox.

    Listen to the report on FSRN HERE

  • PRI: British referendum campaigners are facing off in the river. And their music rocks.

    Five minutes back in the UK to cover the EU referendum and I bear witness to a naval skirmish on the Thames between Nigel Farage, a flotilla of pro-Brexit fishermen and Bob Geldof....Not The Onion.

    Read the story on PRI HERE

  • THE TELEGRAPH: Hungary and Serbia turning a blind eye to thousands of migrants using 'closed' Balkans route

    The Balkan Route, despite the claims of EU officials, remains very much ope for business. Wait in the barren wasteland for an asylum hearing, or pay €150 for a smuggler's route? Drownings, stabbings, illegal pushbacks and wisecracking Serbian police officers.

    Read the story in the Telegraph HERE

  • FSRN: https://fsrn.org/2016/06/refugee-crisis-driven-further-underground-drownings-spike-while-smuggling-booms/

    Radio roundup of the week's bleak migration news: Mediterranean shipwrecks, the clearance of the Idomeni camp and the twilight zone of the Serbia-Hungary border.

    Listen on FSRN HERE

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